“Norma, il colore dei novant’anni.
La Mascellani sta per festeggiare il traguardo fra i ‘soggetti’ a lei cari.
Fra i rari pittori bolognesi citati da Morandi, trae oggi ispirazione da fiori secchi, calici e bottiglie”
Il Resto del Carlino, martedì 10 novembre 1998 

Franco Basile

Norma Mascellani si accinge a tagliare il nastro dei novant’anni. Lo fa dipingendo, come sempre. Non dice il giorno, nion vuole che ciò che considera una semplice incidenza del calendario si trasformi in occasione di retorica. Si stringe nelle spalle, si guarda attorno come per abbracciare il tempo che ha scritto su mille e mille tele. Il suo ultimo lavoro è un fiore racchiuso in un ovale, un soggetto trattato un’infinità di volte e riportato in tutte le sue tonalità di viola, di gialli e di grigi argentati. Ha la casa piena di fiori di carciofo e di carline, piante raccolte chissà quando e che vivifica di tanto in tanto mettendole in posa su un basso sgabello accanto al cavalletto.
Norma dipinge da 71 anni, almeno secondo l’ufficialità delle date sui quadri. Ma ha cominciato prima, per una specie di scommessa con se stessa. Alle magistrali un 3 in disegno le bruciò al punto di indurla a passare al liceo artistico. il resto è un succedersi di eventi costantemente legati all’arte: è fra i rari artisti bolognesi citati da Giorgio Morandi in una relazione scritta. Non si contano le sue apparizioni in sale espositive tra cui Qudriennali romane e Biennale di Venezia. “Ho avuto una fortuna eagerata”, si schermisce. Una fortuna che consiste in una pittura che trova larga rispondenza e che le consente di essere solidale con chi ha bisogno di aiuto. Ha contribuito alla realizzazione di moltissime opere benefiche. Ma anche su questo argomento taglia corto, come per gli eventuali festeggiamenti dei novant’anni: teme che si scivoli sul banale e nel patetico.
Gli anni non sembrano aver peso sul suo animo, si esprime sempre con lo slancio di chi è alla ricerca di nuovi toni. Per lei dipingere è tutto, è come respirare la luce. Sta leggendo leConfessioni di Sant’Agostino, un passo l’ha particolarmente colpita. E’ dove il grande pensatore invita l’uomo a guardare entro se stesso, a scrutare tra le ombre del cuore per vedere ciò che è al di fuori di noi, e quindi capire meglio il prossimo. Il riverbero di questo pensiero si è posato sulla tela, ora le sue composizioni hanno assunto una cifra ancora più personale. I quadri più recenti rientrano nel ciclo chiamato dei vetri, nature morte che sono il trasparente traslato di oggetti raccolti qua e là. Bottiglie, calici, vasetti che si rapprendono alla trama della tela simili a brattee argentate che la velatura rende pressoché irreali, incorporee apparizioni che rimandano a un sogno delicato. Norma guarda gli ultimi lavori tenendo sul grembo la mano destra che difende dall’artrite con una fascia elastica. I dipinti sono allineati come una diafana pellicola. “Lì ci sono io: il mio silenzio, le mie ansie, le mie gioie”. Tace un attimo e riprende: “Lì c’è tutta la mia speranza e tutta la mia solitudine”.
Dalla finestra dello studio Norma insegue il variare di una luce che da qualche tempo sembra le sia stata razionata. Una volta lo sguardo poteva spingersi lontano e immaginare qualsiasi cosa al di là dei colli. Ma la costruzione di un nuovo edifico ha formato una barriera che riduce la luminosità dell’ambiente: ama dipingere con la luce naturale, ciò che le è permesso dalle 10 del mattino alle tre del pomeriggio. La casa asseconda il pendio del colle: in alto la zona giorno, sotto lo studio che sembra fatto apposta per lei. E’ minuscolo, ma riunisce quanto le occorre. E’ un catalogo di ricordi e di colori. C’è il cavalletto che tiene conto della sua bassa statura, ci sono quadri e modelli da cui trarre ispirazione: fiori secchi, conchiglie, vetri e cristalli con i quali il riflesso di una lampadina instaura tutte le sere un rapporto dialettico.

Norma Mascellani non ama far progetti, “anche perché il Signore mi ha già concesso diverse proroghe”. Dal cuore un po’ bizzarro, le sono giunti campanelli d’allarme che lei ha ascoltato senza la benché minima tentazione di farsi prendere dallo sconforto. Ne è uscita egregiamente, le proroghe le servono per continuare a fare del bene. In questi giorni pensa più che mai al nuovo ciclo: è soddisfatta perché ritiene di essersi definitivamente staccata da qualsiasi ascendenza. In effeti i vetri recano una sigla autonoma, anche se la sua riconoscibilità è sempre stata prerogativa di moltissimi altri lavori. Pittoricamente dice di vivere un buon momento. Lavora sodo concedendosi una sorte di ricreazione nel giardino dove osserva le accensioni di questo caldo autunno. Sotto il sole rosso delle foglie è una fotocopia del tramonto. Fuori si sta bene, pare che il tempo si sia attacato alla prolunga dell’estate.