Recensione alla mostra personale di Norma Mascellani presso il Circolo Artistico di Bologna, 30 novembre – 11 dicembre 1952, in L’Avvenire d’Italia, 4 dicembre 1952

Corrado Corazza

 

Molti visitatori al Circolo artistico per la mostra della pittrice Norma Mascellani e dello scultore Dante Carpigiani. Gente che si trova intorno all’arte con evidente soddisfazione, un po’ mondana ma in gran parte di un’origine e con caratteristiche poco spiegate oggi, quando anche le arti sono un affare di testa, di oscure iniziazioni, e quasi di partiti. Un po’ mondano, va bene, ma con un’aria di famiglia. Norma Mascellani quasi sommersa nei fiori come una sposa, faceva si può dire, gli onori di casa fra le opere delle sue agili dita: alle pareti quadri a olio, disegni, monotipi: sui tavoli squadroni di pasticcini dominati da dolci di varia ricetta e sapore, bottiglie, cioccolatini tutto fatto da lei fuorché il vino si capisce. Una “vernice” lievissimamente alcoolica, un’accoglienza cordiale e obbligante. Non è possibile tenere un metro estetico nel taschino. Io non ho bevuto: ma i pasticcini erano troppo buoni e tutti i cipigli capitolarono. Ai colori e ai fumetti del buffet hanno resistito ottimamente i monotipi, sapete pitture leggere fatte su metallo e stampate una volta tanto ricche di toni liberamente femminili, modesti nello spunto visivo, ma quasi tutti raccomandati e quasi licenziati alla fantasia. Questo genere di adornamento non darà sorprese anche fuori dalle pareti illuminatissime di una esposizione ed è così sgombro di storia e di avvenire, così cordiale e piacevole che c’è da scommettere durerà. Dove faremo i difficili sarà fra le pitture a olio. La Mascellani ha compiuto passi importanti; da una alquanto generica propensione, attraverso anni di lavoro impegnato e intelligente, ha lasciato le approssimazioni e la genericità della prima maniera – fra scolastica e macchiaiola – e si è data a frugare instancabilmente gli oggetti delle sue preferenze, soprattutto paesaggio e natura morta. Poteva fermarsi per via su una cifra illustrativa: ha proseguito invece, ed ora non si può più concederle attenuanti generiche ed elogi nebulosi. Non è più pittura colposa; è pittura responsabile e premeditata. La tratteremo come uno grande. Ricordiamo di Norma Mascellani Venezie alquanto abbaruffate sulle quali una patina di press’a poco (quella patina che ogni pittore conosce e teme tanto bene) se la intendeva con le caligini della laguna per darci immagini nelle quali la sincerità del desiderio non arrivava a risarcire le manchevolezze architettoniche e orchestrali. Ricordiamo anche nature morte di ossatura generica e di colore evasivo. E ricordiamo infine che la pittrice è uscita a poco a poco dai limiti illustrativi ed ha elaborato un suo modo aperto a nuovi arricchimenti. Qui vediamo nei paesaggi maggiore franchezza di colore e arabeschi di contorno che conducono la pittura fuori di ogni equivoco: e ci pare di non dire poco. Il prendere e il lasciare che il riguardante fa caso per caso, dipendono da una scelta che non tocca le qualità del lavoro.