“Una pittura senza distrazioni – Una mostra a Bologna di Norma Mascellani”
Il Resto del Carlino, 13 novembre 1968

Corrado Corazza

Fedele come le rondini torna anche quest’anno una mostra di pitture di Norma Mascellani. Non staremo a dire che soltanto il tempo può produrre risultati, come questi, ricchi di esperienza e nei quali si dispiegano le virtù caratteristiche della pittrice: la quale come donna potrebbe risentirsene. Ma bisogna pure arrivare a dire pulitamente che Norma Mascellani si è via via liberata degli atteggiamenti esornativi che il suo primo repertorio rendeva forse indispensabili: che detto repertorio oggi ha sviluppato voci poche e significanti: che la carica di estro e di simpatia è piuttosto cresciuta che no; malgrado gli scarti e gli approfondimenti che potevano metterne in crisi la superficie.

Venuta da un impressionismo che si condensava in un verismo bravo ma a volte diminuente, la pittrice ha conosciuto delusioni e insoddisfazioni malgrado non le sia mai mancato un pubblico fedele e numeroso. La preoccupazione dell’attuale – col suo bene e col suo rischio – è forte anche nei pittori femmine.

Non è raro vedere spettacolose metamorfosi, tutte di testa e di opportunità, dipendenti dal variare di quell’abito da sera che è la moda in arte. Ma Norma Mascellani ha compiuto una evoluzione che teneva conto delle proprie naturali simpatie per Morandi e per Virgilio Guidi, ad esempio, assumendo quanto dei due artisti poteva essere anche per lei congeniale. E l’assunzione è per così dire sciolta nel crogiolo di un talento già ricco di suo e bisognoso se mai di ordine più che di nuovi arricchimenti.

Le opere esposte ieri alla Galleria Forni dicono questo, cioè dichiarano con lealtà l’incoraggiamento all’espressione in toni bassi e spenti nei quali peraltro il colore sottaciuto non perde niente della sua suggestione. La pittrice ha scoperto l’eloquenza dei piani larghi e apparentemente vuoti, l’attiraglio suggestivo dei cieli apparentemente vuoti, l’ansia degli scali senza gente, il fondersi di tutte le componenti del paesaggio fino ai limiti della dissoluzione. Proprio come, del resto, accade in certe stagioni e in certe particolari giornate.

L’arte di Norma Mascellani sembrerebbe limitarsi a questo tipo di segnalazione che è sempre cordialmente recepita dai riguardanti. Ma in quell’estenuarsi delle notazioni immaginifiche non ci sono furberie. Tutt’altro. E’ visibile un sub-lavoro perfino troppo teso al riporto. Come del resto accade anche nelle nature morte di fiori e di cardi, negli oggetti, nel suggerimento di situazioni di ammiccamento statico. Ma questa è forse la seconda fase del corso mascellaniano.

Crediamo di vedere un ulteriore irrobustirsi e insieme un semplificarsi di forme: oggetti posseduti e resi con un modellato che non si raccomanda a supporti chiaroscurali ma procede, per esempio, a rendere la forma di un vaso come il vasaio lo formerebbe con le mani senza chiedere nulla alla luce.

Gli esiti sono di una discrezione rara. Non pretendono e neppure chiedono. Insinuano. Ti volti a rileggerli. Questo tipo di pittura trae la sua durabilità anche dall’indugio; la quale occorrenza, allorché non serva per nascondere deficienze di vario peso, mantiene aperto il significato e l’interesse dell’opera d’arte.