Presentazione del catalogo della mostra personale di Norma Mascellani, Bologna, Galleria Forni, novembre 1968

Enzo Fabiani

Mi sembra giusto innanzi tutto insistere sulla profondità di questi dipinti: che è dolce e misteriosa, e raggiunta con mezzi che a prima vista appaiono semplici, dimessi e tendenti a creare e rinnovare vibrazioni intime nell’animo dello spettatore; più che emozioni forti, e tanto meno sconvolgenti.

Ma sono vibrazioni che permangono, questo il punto, come un polline raro e vivido che si posi e penetri sicché il liberarsene è difficile. Voglio dire che questi “motivi”, una volta visti, ammirati e sentiti nel giusto modo, restano in noi più di tante altre novità: le quali poi risultano spesso soltanto apparenti, superficiali ed inutili, I “motivi” stessi sono insomma elementi che contribuiscono notevolmente a quella “composizione di luogo” necessaria ad ogni riflessione, ad ogni incontro con l’opera d’arte: non alludono cioè, non richiamano, non indicano insondabili misteri (ma il mistero, se questo fosse utile, sarebbero essi stessi: ne sarebbero corpo e spirito).

Composizione di luogo, che si definisce mediante una precisa scelta, e poi con la trattazione, l’approfondimento poetico del soggetto stesso. La nostra pittrice ha scelto, e sceglie, quello che ha a portata d’occhio e di mano: fiori e conchiglie, paesaggi urbani, visioni lagunari e immense e desolate foci; e poi volti, bicchieri e vecchi lumi. Dal furore moderno, tutto macchine e plastica, ella non si fa abbagliare né convincere: perché lo sente troppo violento, sfacciato, urtante e forse innaturale; ed in ogni caso incapace di donare all’anima sua una parola di poesia e di pace. Dopo la scelta, l’approfondimento: cioè la creazione vera e propria, che procede con un profondo rispetto della realtà, in una sorta di “volo nuziale”, scopo del quale è il dono totale, ma anche la conquista. Ed ecco che il miracolo, la fusione, si compie agevolmente, e tutto par lievitare per un atto gentile e appassionato d’amor poetico; tutto si trasfigura per una luce calda e corposa, irraggiante e tenera, ma anche prepotente e sottile.

Di questa specie di miracoloso incontro, molti in questa mostra sono gli esempi, ma uno ne basti: infatti, come non avvertire una sorta di mistica, reciproca possessione nel quadro raffigurante la periferia di Bologna dominata dalla chiesa di San Luca? Il quadro (il suo profondo spazio) è soffuso, penetrato da una luce che sensibilizza ogni profilo e volume, e tutto lievita e accende: come penso avvenga nell’estasi, o nel ripensamento di una visione onirica. La composizione di luogo quindi è già stata abbandonata, e la fantasia e il sentimento intervengono a far proprio il particolare e l’insieme, in un canto sommesso, in un’armonia commovente e serena. Il polline (che può anche essere manna, nutrimento) è penetrato dunque ben sotto pelle.

Non è forse consueto il ricercare, quando si parla di un artista, lo stato d’animo in cui il meglio viene messo a fuoco: se cioè nel momento creativo domini la solitudine o brilli la chimera. E’ rischioso il farlo, e si preferisce insistere sulla forma e sulla tecnica. Ma guardando queste opere di Norma Mascellani credo sia logico rilevare i veri principi che la animano e la vivificano. Forse non è facile definirli con esattezza: ma si può intuire una grazia naturale in lei, ed una partecipazione generosa a ogni novità, a ogni apertura che quella grazia crea nello spirito: la limpidezza nascendo anche e specialmente da questa disposizione.

Una grazia equilibrata che sembra irradiarsi crepuscolarmente, ma che non conosce mai la debolezza, l’approssimazione. Ogni quadro è “consumato” nel modo più perfetto, sicché nel discorso della pittrice non vi sono parti morte. E’ un fluire gentile, a volte carezzevole, ma che ha una qualità ammirevole e sempre presente: la sicurezza della sincerità nell’espressione. Perciò la poesia è qui facilmente avvertibile: come una linfa che, limpida, profonda e vivace, percorra anche il più piccolo ramo.