Presentazione nel Catalogo della mostra personale di Norma Mascellani al Centro d’Arte e di Cultura di Bologna, 22 ottobre – 13 novembre 1966

Giuseppe Raimondi

Ci sono caratteri e, direi, tratti somatici nella pittura di discendenza tradizionale, in particolare di quella di un ambito regionale, i quali, così come la rendono subito riconoscibile, quando si tratti di artisti anche minori, ma di qualità pittorica, ce la fanno riguardare, in mostre retrospettive, o come si dice adesso monografiche e genericamente storiche, con un sentimento di rispetto, di attenzione sincera. Mi riferisco, nel caso, al lavoro di artisti, anzi di pittori, delle provincie emiliane. Subito si afferra, e si gradisce quel modo, quella civile disponibilità di mezzi e di elementi pittorici, che denotano una buona educazione accademica: ed intendo la buona accademia di ottocento, di fine ottocento, propinata da maestri di mestiere non volgare, non dilettantesco. E quello che, nei tardi e prudenti discepoli, si esprime e si riassume nell’impiego di un disegno corretto, quasi ineccepibile, e nell’uso di una tavolozza di tinte discrete, parche e ombrose. Non c’è che dire: e soprattutto nei dipinti di paesaggio, di angoli di campagna, di colline, con l’intervento degli immancabili corsi d’acqua e colla presenza dei bei sassi ancora umidi e delle sponde erbose, che quelcolore ci parla con la voce discreta del buon tempo passato. Di un’epoca, in fondo non lontana, in cui una fila di pioppi, e le macchie delle acacie, sul fondo di cielo disteso, compongono, senza errori, una pagina, una paginetta di affabile e di onesta poesia provinciale. Ma i tempi, purtroppo, sono cambiati. E la poesia richiede voci nuove, accenti più contemporanei.

Voci ed accenti del nostro tempo si levano, senza timore, e con nativa freschezza, ancora da artisti, da pittori, che pure avendo lontane radici in quel passato, che ci intenerisce, hanno trovato strade nuove e più moderne, per raccontarci la storia breve dei loro momenti di poesia, o almeno di giusta osservazione degli aspetti della realtà esterna. Sono considerazioni che mi venivano in mente passando in rassegna, senza alcuna presunzione di fare esperimento di critica, i dipinti riuniti da Norma Mascellani per questa sua mostra. Mostra che raccoglie, in una scelta prudente, la testimonianza del suo lavoro di pittrice, già abbastanza lungo. Vediamo difatti opere che vanno, dagli anni di studio di accademia, a questi ultimi anni. Salvo errore, riassumono all’incirca trenta anni di lavoro. La Mascellani, a nostro parere, dispone di un temperamento vivace, vitale e pieno di umori, col quale reagisce alle impressioni che la realtà produce nel suo animo. Di quel passato, da cui è uscita come educazione artistica, tenta di ritrovare le ragioni di verità, da esprimere, da rappresentare in termini di sincera sensibilità, che non ignora le vicende varie e fortunose della moderna pittura italiana. Questo, e altro ancora, essa ci porta davanti agli occhi, nella serie assai prolungata dei suoi paesaggi: le belle vedute veneziane, e qualche buon pezzo di periferie bolognesi, per non dire il tema dei ritratti, da lei coltivato con passione, fin dall’inizio, e in modelli risolti col disegno e coi pastelli colorati. E’ un senso, un sentimento di felice sorpresa, per tanta spontanea applicazione alla pittura, che ci accompagna davanti alle limpide, profonde, vivaci pitture di Norma Mascellani.