Norma Mascellani, una “donna pittrice”
Catalogo mostra antologica 1928-1982, Galleria del Vicolo Quartirolo,
23 ottobre – 24 novembre 1982

Renato Battaglia

 

Bologna è una città per pittori. Lo sono le sue vie, i suoi portici, le sue case. I suoi artisti l’hanno celebrata da sempre, fin da quando Vitale si sforzava di far apparire qualcuna delle torri del suo panorama medioevale, nei suoi tentativi prospettici. Si era ancora all’epoca in cui la pittura era fatta di sacre rappresentazioni, e già Bologna diceva la sua. Però la tradizione bolognese si è fatta sentire in sordina, soffocata, quasi, dalle altre scuole, quasi non avesse forza sufficiente per autonomizzarsi. Son pochi i bolognesi che si son fatti “un nome” nella Storia dell’Arte, certo sempre relativamente ad altre scuole, ad altre città. Bologna ha avuto lo strano destino di rimanere appartata. L’arte è rimasta dietro l’ombra del suo “Studium”. Uno strano curioso destino che le ha dato l’appellativo di città dotta, ma per i suoi giuristi, per i suoi dottori.Avrebbe potuto essere benissimo per i suoi pittori ed architetti. Forse è per l’aria di serena famiglia che si respira nelle sue vie, per la modestia della sua vita, per la bonomia della sua gente, certo la pittura bolognese è, quasi una pittura locale, circoscritta ad una gelosa, secolare tradizione. C’è chi ha cercato di sfuggire. Norma Mascellani è tra questi. È una artista di oggi, è nata a Bologna una sessantina di anni fa, ed ancora vive nella sua città. Ha il nome di una eroina romantica, e la sua pittura è di un romanticismo soffuso, ma vitale, non spento, sempre permeato da un profondo sentimento di dolce malinconia.Le sue tele ci riportano a certo Turner, a Sisley. È una donna piccola, nervosa, normale. E’ spiritosa, ciarliera come lo sono tantissime bolognesi. Non ha proprio la statura della “star” pittrice, ma ha, buon per Lei, la eccezionale interiore grandezza della vera artista. Il clima artistico che respiriamo oggi intorno è rarefatto, sconvolto da cento, mille, troppe novità. Dipingere oggi, nella maggior parte dei casi, vuoi dire rincorrere l’originalità. Costi quel che costi, a prezzo della vitalità, della verità dell’arte stessa. I risultati: arcani, misteriosi, a volte vili e falsi.

Per formazione Norma Mascellani può esser considerata scolara di Morandi oltre degli altri maestri, come il Majani, il Protti, Giacomelli. La rinnovata funzione della luce e dell’oggetto del mondo morandiano trovò fertile terreno nei fermenti iniziali della giovane pittrice. Seppe far suo quel mondo, enucleandosene sin dal suo primo apparire alla ribalta, nel lontano 1931. Allora i critici stigmatizzarono la sua acerbità e il respiro dei suoi soggetti. Modesti e falsi furono detti. Ma la vocazione della Mascellani era sicura, tenace, ordinata e perseverante. Viveva, dipingeva e si perfezionava. Veniva a contatto con Viani, con Vespignani, con Pozzati, con Bacchelli. Muovendo i primi passi nella tradizione del verismo bolognese, a contatto con questi indirizzi a Lei nuovi, sottobraccio all’altissimo insegnamento morandiano, si avviava verso una pittura “sua”. Stava nascendo ad una dimensione “sua”. Troppo piccola, dissero.

Ma mai ristretta, si può aggiungere. Piccola, minuta, Lei, ha sempre prediletto un mondo di piccole misure, sapendoci trasfondere tutto il suo impegno. L’autenticità della pittrice sta proprio in ciò, sin da quando, nel 1937, seppe, dopo la prima mostra personale, difendersi dai critici che non avevano compreso la sua arte “sana”. I soggetti di Norma Mascellani son innumerevoli: fiori, vivi, secchi, conchiglie, figure, ritratti, paesaggi. Dopo Bologna scopre, verso il ’40, Venezia. La luce dei veneti entra nelle sue tele per non lasciarle mai più. La sua esperienza si arricchisce di un più nuovo, ampio respiro. Col tempo la sua costruzione si è venuta allargando. Il suo sembra, quasi, l’ottimo risultato di un moderno impressionismo. E ciò che può vedersi da una sua opera intorno al ’48: “Porto Corsini”. Il tributo ai maestri è ormai del tutto pagato. La Mascellani è libera di veder il suo mondo come vuole, di illuminarlo, di colorirlo, come vuole. Non è una “nuova” Lei. Se per “nuova” intendiamo sacchi con buchi, chiodi, cartaccia e polistirolo. Le emozioni che in noi ridesta son sani impulsi, senza elucubrazioni e facili, ermetici compiacimenti. Lei vive ancora, oggi come un tempo, la sua vita di sempre, travagliata, forse, ma felice, serena, poetica. Di una vena dolce, che non fa male, non ferisce, non crea problemi, ma respiro e spazio. Sempre in continuo superamento, è consapevole di quello, molto, che ancora può dire alla pittura italiana. La serenità raggiunta è presente nelle visioni parigine, di Venezia, di Bologna, nelle “nature”, nei ritratti.

Forse, ancora una volta, la sua maniera ci ricorderà il passato. Ma quanto è più piacevole il suo dolce profumato ieri, vivificato da un tocco riposato come il suo, piuttosto di tutto il bagliore, il nitore assordante di altri, tanti, che ci costringono spesso a difenderci lo sguardo. Norma Mascellani continua a vivere come sempre. Figura notissima della sua città, che la vede andar in giro in bicicletta, alla ricerca di qualcosa di nuovo da scoprire, da esprimere. Dopo 40 anni di attività è nata ieri. Norma Mascellani è una “donna pittrice”, una di quelle dello stampo di una Sirani, di una Gentileschi, di una Carriera. Donne altissime, che venerarono l’arte, che la illuminarono, che non la sfruttarono mai, e se lo fecero, fu loro malgrado. Questa è la pittrice su cui ci siamo trattenuti. Una donna all’apice della sua produzione, ormai quasi perfetta. La produzione di una donna non più giovane, ma giovanissima come lo è la poesia. Perché è di poesia che si tratta. Come le altre, anche Lei ha saputo vivere in una visione di solo, puro, essenziale amore per l’arte. Forse poteva esser ancor facile due secoli fa, vivere così, oggi è già di per sé un merito, e non piccolo…