“La pittura di Norma Mascellani”
Dal Catalogo della Mostra antologica alla Galleria Pinacoteca di Roma,
4-21 novembre 1972

Toni Bonavita

 

Se volessimo tracciare un diagramma dell’arte contemporanea, l’andamento di sviluppo non potrebbe che essere segnato con due linee distinte: la linea dell’arte del cervello e quella dell’arte del cuore. Sembrerebbe facile raggruppare, nella prima, quel genere di pittura in cui razionalità e tecnica hanno la prevalenza, e nella seconda quanto invece è il risultato di una particolare tensione emotiva. Ma tuttavia ci accorgeremo subito che gli elementi di una maniera espressiva, non possono totalmente prescindere da modi diversi di concepire la pittura e, ad esempio, la stesura di un rosso uniforme su una superficie può offrire tanta emozionante poesia quanto il dolcissimo impasto che delimita il disegno della corolla di un fiore.Questi pensieri ci sono stati suggeriti dall’osservazione dei quadri di Norma Mascellani, una pittrice su cui già tanto è stato detto e scritto che difficile ci sembra oggi poter aggiungere alcunché di nuovo o diverso.

Ecco perché dopo aver osservato il coerente sviluppo dell’arte di questa sensibilissima pittrice, vogliamo indagare nei suoi quadri più recenti, compiere opera da chirurgo, isolare la pennellata, il minimo particolare, sapendo che sono proprio questi elementi, e la forza che hanno in se stessi, a comporre un insieme che ci emoziona e genera una inebriante dolcezza crepuscolare in chi tenta, guardando l’opera, di valutare gli stati d’animo che l’hanno prodotta.

Uno sviluppo coerente, dal lontano 1934, in cui la giovanissima pittrice guadagnò una medaglia d’oro alla “Esposizione nazionale del paesaggio” a Bologna, fino alle importanti personali di oggi, con i passaggi obbligati delle Quadriennali e delle Biennali, con i numerosissimi premi nazionali ed internazionali. Norma Mascellani può ormai considerarsi un nome affermato nella pittura figurativa italiana. Sarebbe ingiusto parlare di pittura femminile, perché crediamo che, nell’arte vera, non ci possono essere distinzioni di sesso. Caso mai, per una collocazione più precisa, vogliamo restringere il campo a quel genere di pittura che crede ancora nella importanza emotiva della rappresentazione della realtà e nella trasfigurazione di essa. Perché da questo Norma Mascellani non si è mai discostata. Si può dire che la pittrice abbia fuggito, non solo le forme tecniche di un certo tipo di arte, ma anche gli elementi di ispirazione di essa. La macchina e tutto ciò che ne deriva, non riesce a sfiorarla neppure e, in definitiva, è sempre la natura che è presente, sia che il quadro di Norma Mascellani si risolva in un paesaggio lagunare, sia in una visione crepuscolare della Senna, sia che i ritmi compositivi di una natura morta abbiano il sopravvento.

Abbiamo detto, tuttavia, nelle prime righe di questo scritto, che difficile è circoscrivere i limiti tecnici di una forma d’arte. Guardiamo ad esempio un quadro del ’64 (“Infinito n. 1” è il titolo): il taglio, la stesura del colore, la composizione equivalgono agli elementi di un puro astratto. Del resto, non ci richiama certi impasti informali di Fautrier il paesaggio del 1968 che ha per titolo “Dal mio studio”?

E’ proprio questa ricerca, che si è andata, nel tempo, facendo sempre più precisa, più accurata, limitando la tavolozza, cercando luce ed ombra nella materia stessa. Forse i colori ci sono ancora tutti, ma è come se la tela li avesse assorbiti, in un amorevole amalgama.

E così arriviamo a questa veneziana “Chiesa di S. Giorgio” affondata nell’azzurro, un azzurro che ha consumato i rossi, i verdi e le terre bruciate, un azzurro che è aria e mare nello stesso tempo, che è anche nebbia di dolci ricordi.

I quadri di questa mostra, eseguiti nell’ultimo periodo, sono caratterizzati proprio dal desiderio dell’eliminazione di ogni elemento che possa turbare questa atmosfera rarefatta, essenziale, che circola intorno alle costruzioni, agli oggetti, alle cose.

Una pittura che produce serenità, che non ci scuote violentemente ma riesce a penetrare in profondità. Cercare le radici, le parentele, ci sembra superfluo. In ogni forma di pittura esiste sempre una indispensabile osmosi di affetto, di simpatia, specialmente quando, come nel caso di Norma Mascellani, si è per lunghi anni vissuti “dentro” la pittura, cibandosi di essa, respirandola, regalando le proprie ore migliori a questo antico e nuovo giuoco della rappresentazione della realtà.